I motivi per i quali credo nel progetto della Comunione della Madia
Fr. Enzo Bianchi, fondatore di Bose
“Quando tornerà il Figlio dell’uomo troverà la fede sulla terra?”. Parto dall’ultima parola del Vangelo di oggi, una domanda che oggi si è fatta urgente ed evidente. Pensiamo seriamente a questa domanda di Gesù, perché lui ha lasciato aperta la possibilità che alla sua venuta nella gloria non ci siano più suoi discepoli sulla terra. Questa domanda crea una grande responsabilità in noi, in un momento storico in cui la cristianità non c’è più e non tornerà. Siamo diventati non solo una minoranza, ma siamo diventati una diaspora, disseminati qua e là. La nostra fede non la misuriamo più semplicemente con l’andare in chiesa o col partecipare a riti, ma la nostra fede la misuriamo soprattutto col vivere il Vangelo e con l’immagine che il Vangelo ci trasmette di Gesù, di Dio.
È una coscienza nuova questa: molti si dicono cristiani perché partecipano a riti, ma sono di “religione cristiana”, non sono di “fede cristiana”, come ha affermato di recente papa Leone. Questo fa sì che in questa situazione di diaspora ci è chiesto di prendere coscienza che dobbiamo riconfermare la nostra fede, dobbiamo risaldarla, certamente con gli strumenti classici che tutta la tradizione autentica cristiana ci offre. Questa è la ragione per cui acconsento e sono contento che nasca la Comunione della Madia, perché è come un presidio, una resistenza di cristiani che non diventano una setta ma sanno che la loro condizione è una differenza, la differenza cristiana, e la coltivano rispetto agli altri uomini e le donne con cui vogliono essere solidali nella storia del mondo, ma ai quali vogliono anche mostrare la loro differenza, dovuta alla fede, che la morte non è l’ultima parola.
È dunque per questi motivi che credo al progetto della Comunione della Madia:
- Può offrire a voi e a noi una liturgia che sia più cristiana e più umana. Se oggi molti si lamentano della liturgia che vivono nelle parrocchie, il nostro sforzo qui alla Madia non è celebrare la liturgia come nelle parrocchie: la nostra eucaristia è l’eucaristia della chiesa ma è fatta in modo differente. Chi di voi è attento si rende conto degli interventi che l’assemblea fa durante la preghiera eucaristica e di altri cambiamenti. C’è tutto un lavoro da parte nostra comunità che è iniziato già a Bose e che qui continuerà.
Quest’anno soprattutto cerchiamo di mettere insieme un laboratorio liturgico con altri liturgisti europei per capire come la liturgia più essere resa più evangelica e più umana. Su questo lavoreremo e faremo un cammino con lo scopo di offrire una liturgia migliore e non solo l’eucaristia. Dopo aver fatto per quarant’anni il grande lavoro a Bose di creare tutto l’ufficio divino, la liturgia delle ore, riportato nel libro La preghiera dei giorni, un’opera totalmente mia e di nessun altro della comunità, ora sto lavorando per renderlo più cristiano, meno veterotestamentario. Perché siano più presente cantici del Nuovo Testamento che si contrappongono ai salmi che non sono una preghiera facile, non solo per voi ma anche per noi. La seconda realtà che vi possiamo offrire e vivere insieme sono - La seconda realtà che vi possiamo offrire e vivere insieme sono certamente i momenti di spiritualità, le giornate di ritiro, gli esercizi spirituali. Potremmo trovare dei tempi in cui ci dedichiamo al silenzio o alla meditazione di alcuni temi maggiori della fede cristiana. Con l’inizio dell’Avvento sul sito di Casa della Madia troverete ogni giorno una preghiera semplice, pensata per persone che vivono nel mondo, che non sono monaci ma che nel corso della giornata (mattino, a metà della giornata o alla sera) possano utilizzare questa preghiera, leggere il Vangelo del giorno con un breve commento
- La Comunione della Madia dovrà essere poi anche uno spazio di scambio tra la cultura e la fede grazie anche, ma non solo, agli incontri che proponiamo alla Madia dove invitiamo a parlare anche persone non credenti. Penso, ad esempio, all’incontro in calendario sabato 18 aprile con lo psichiatra Vittorio Lingiardi autore di un celebre libro sul corpo edito da Einaudi. Lo abbiamo invitato perché indubbiamente ha una sapienza che ci aiuta a vivere… Sì, autori che ci aiutano a vivere che siano credenti o no, questo a noi non importa. L’incontro tra fede e cultura deve avvenire, altrimenti la chiesa continua a fare i suoi discorsi e la cultura laica i propri senza possibilità di incontrarsi, ascoltarsi e conoscersi. No, viviamo in questo mondo e le culture devono assolutamente incrociarsi e devono beneficiare l’una dall’altra.
- Da ultimo, vorrei che tutto avvenisse nella fraternità, tra voi, noi, insieme. Non siano solo incontri che vi portano a venite alla Madia e poi ve ne andate, ma che anche tra di noi e voi ci siano dei momenti di incontro, di confronto, di possibilità di amicizia, di conoscenza. Ho infatti l’impressione che questo venire, prendere per poi tornare ciascuno a casa propria senza conoscerci è quello che a volte anche qui avviene e che non fa bene né a voi né a noi. Abbiamo bisogno di relazioni, abbiamo bisogno di legami, abbiamo bisogno di fraternità. La Madia non deve essere il luogo dove si prendono dei servizi e si va a casa, ma un luogo che tende verso la fraternità. Questo sarebbe il mio desiderio e sarebbe allora davvero la riuscita della nostra comunione.



