Mi faccio, in questo momento, voce dei miei fratelli e delle mie sorelle di Casa della Madia, dei fratelli di Cellole e delle a noi sempre care sorelle di Cumiana, e di tutti voi qui presenti che avete voluto bene a Enzo. E con voi anche delle tante persone che in questi giorni si sono fatte vicine nel nostro dolore e hanno pianto con noi la sua morte.
Caro Enzo, mi rivolgo a te perché hai sempre detto che il vero celebrante delle esequie, chi le presiede è il morto e non altri. Sì, sei tu che, con la tua vita e la tua morte, oggi ci ha convocati qui ad ascoltare le Scritture e a spezzare il pane. Ci hai chiamati a questa eucaristia che noi abbiamo celebrato ancora in sacramento e tu, invece come realtà, perché con la morte hai portato a compimento la tua Pasqua, il tuo passaggio, l’esodo definitivo da questo mondo al Padre.
Ora sei davanti al volto del Signore Gesù, quel volto che hai tanto amato e cercato e adesso lo contempli a viso scoperto. Negli ultimi giorni ripetevi spesso in latino il versetto del salmo: “Et non intres in judicium cum servo tuo….” (Sal 142,2), non entrare in giudizio con il tuo servo. Giunto sulla soglia, ricordavi a te e a noi che nessuno può presentarsi davanti al Signore esibendo le proprie opere o la propria giustizia. Davanti a lui resta solo la condizione del servo che chiede soltanto di essere giudicato nella misericordia…


